Landing Page - cosa, perchè, dove, come e quando

Archiviato in: Web marketing il 19 Novembre 2007 da Fabio Dell'Orto

Qualche tempo fa ho letto sul blog di Marco Dal Pozzo un’affermazione, attribuita a FraDeFra , che a molti lettori potrebbe risultare pesante : il web marketing non esiste. Detta così potrebbe spiazzare, ma dopo averci riflettuto un po’ (forse neanche troppo) se ne capisce il vero senso; proverò ad essere meno parsimonioso (in fatto di parole ) ed estenderò il concetto.

Il web marketing fine a se stesso non esiste, in quanto il web marketing non è altro che una branca del marketing. Un discreto web marketer prima di essere tale, deve essere un buon marketer e basta.

Può darsi che questa opinabile prefazione sia sufficiente a molti di voi per stabilire che io non mi occupo di marketing, ma in ogni caso oggi ho voglia di affrontare l’argomento; in particolare desidero trattare una delle tante attività che compongono il web marketing : l’utilizzo di landing page (s). Lo farò a modo mio: qualcuno mi smentirà, qualcuno approverà, forse qualcun altro dirà che dopotutto non sto scrivendo nulla di così innovativo.

Landing Page

Iniziamo spiegando cosa sono e quale sia il loro scopo.

Landing page: “cosa” e “perché” ?

Indipendentemente dal mezzo utilizzato per la promozione di un sito, bisogna pianificare la migliore strategia affinché gli utenti che vi giungano non vadano via a mani vuote. Una delle componenti di questa strategia è la creazione di landing page o, maccheronicamente, pagine di atterraggio.

La landing page non è altro che la prima pagina del sito vista dal cliente; costui può giungere a noi in diversi modi: da una DEM ad una campagna pubblicitaria più generica, dal posizionamento organico nei motori di ricerca ad una campagna pay per click etc.

Come detto da FraDeFra in risposta ad una mia domanda, gli schemi mentali dei clienti variano da situazione a situazione, così come le relative pagine di atterraggio ; non potrò quindi scendere nel dettaglio, ci servirebbero fiumi di parole che potrei non avere.

Sarebbe oltremodo pretenzioso pensare di esaurire l’argomento con un semplice post al cospetto di interi libri che trattano l’argomento: il secondo volume di Landing Page Handbook by MaketingSherpa , in vendita a poco meno di 500$ ( sì, proprio cinquecento dollari : 497 per l’esattzza !) ne è un chiaro esempio; a proposito che ne pensate della landing di SherpaStore usata per la vendita di tale libro ?

Inoltre ci tengo a sottolineare che la landing page perfetta non esiste : una landing è perfetta nel momento esatto in cui converte un utente in cliente, l’istante dopo potrebbe non esser più tale.

Landing page: “come” ?

Ogni Web Markettaro che si rispetti ha stilato almeno una volta nella propria vita la TOP n delle regole per una buona landing page .

Io non faccio market(te) di professione, ma provo comunque a stilare la mia TOP 22, in ordine sparso (colgo l’ccasione per ringraziare Emmebar e FraDeFra per un paio di consigli):

  • Essere ripetitivi, ma non tediosi. Un messaggio ripetuto più volte viene sicuramente ricordato meglio di uno ascoltato una sola volta; l’uso di strumenti, canali e media diversi può aiutare a far sì che il cliente non si accorga della ripetitività.
  • Creare pagine esaustive. Il cliente dovrà ritenere che le informazioni fornite siano quelle necessarie e sufficienti al compimento dell’azione richiesta: non porrei l’attenzione sulla lunghezza del testo, ma sulla qualità nel messaggio.
  • Richiedere espressamente l’azione. Evitando il CLICCA QUI. In questo caso valgono le stesse considerazioni fatte per il messaggio; può tornare molto utile richiedere più volte all’utente, in modo quasi sistematico e con modalità diverse, di compiere una determinata azione.
  • Essere persuasivi, al limite dell’etica. Bisogna far sì che il cliente ritenga utile, a tratti indispensabile, il nostro prodotto; per questo oltre a decantarne i pregi, bisogna convincerlo dell’eventuale disagio causato dal non averlo.
  • Evitare la navigazione del sito. Solamente se non necessario al fine della conversione, evitare che l’utente lasci la pagina prima ancora di aver compiuto l’azione. Omettere quindi link esterni, interni etc.
  • Rendere facile il contatto. Nel caso si utilizzino form, evitare di richiedere la compilazione di molti campi: a volte basta il solo indirizzo email; se possibile indicare anche gli altri contatti, senza dimenticare l’indirizzo: gli utenti trovano molto rassicurante il fatto di conoscere la sede di un’azienda; chi ha fiducia di un’azienda che potrebbe non esistere ? Nel caso si abbia un numero verde o un numero a costo fisso è necessario farlo presente.
  • Bisogna essere credibili. Ottenere credibilità non è una cosa facile; un grande aiuto in questo senso è dato dalla presenza di marchi considerati trust, dalla presenza di commenti di clienti soddisfati (anche qualcuno parzialmente soddisfatto, ma non insoddisfatto, non guasta) e dalla presenza di eventuali testimonial (più o meno) famosi.
  • Rassicurare il cliente. Bisogna trasmettere fiducia e dimostrare la serietà della propria azienda; mettere bene in vista garanzie, normative seguite, certificazioni etc. renderà l’utente molto più sicuro nell’eventuale acquisto.
  • Utilizzare messaggi multimediali. Un giusto mix tra video, animazioni, suoni, immagini e testo aiuta la conversione; lasciare al cliente la scelta inconsapevole del canale su cui ricevere il messaggio.
  • Mantenere il focus sul prodotto. Il cliente non dovrà mai distogliere l’attenzione dal prodotto; evitare di distrarlo con argomenti non inerenti.
  • Muoversi con professionalità. Indipendentemente dal fatto che lo sia, evitare dare l’idea al clienti di trovarsi di fronte ad un sito amatoriale; a questo proposito evitare nel modo più assoluto errori di ortografia, di impaginazione, etc.
  • Ottimizzare la fruibilità. Rendere la pagina utilizzabile, oltre che usabile; è necessario ridurre al minimo i tempi di caricamento, tovando il giusto equilibrio nei contenuti.
  • Fare regali per aumentare il valore percepito. Condire l’acquisto con un gadget o altri omaggi (ad es. uno sconto sul successivo acquisto) fa lievitare il valore percepito dal cliente; ci sono molti modi per sfruttare questa tecnica, basta un po’ di fantasia.
  • Avere coerenza nei contenuti. Fare in modo che la pagina rispecchi in tutto e per tutto il messaggio presente nella pagina sorgente: nel caso di PPC fare attenzione alla coerenza con il testo dell’annuncio, nel caso di posizionamento organico invece è necessario attenersi al testo dello snippet;lo stesso vale per campagne DEM, banner etc.
  • Giocare con prezzi, offerte temporali e scorte. Gli utenti sono spinti a comprare prodotti venduti (relamente) ad un prezzo inferiore di quello originale, indipendentemente dalla loro utilità o dalla reale necessità; sapere che un offerta è in scadenza o che si è di fronte all’ultimo pezzo disponibile, può essere una forte spinta all’acquisto.
  • Non lasciare che l’utente faccia fine dell’asino di Buridano. Detto animale posto di fronte a due cumuli di fieno perfettamente uguali ed equidistanti, morì di fame immobilizzato dall’incertezza; non lasciare scelta all’utente, ogni landing page deve parlare di un unico prodotto: unico nella pagina ed unico nel suo genere.
  • Rendere unico ogni utente. L’uso della forma confidenziale abbassa le difese del cliente; è molto importante che il testo dia l’impressione che si stia comunicando con un cliente alla volta: per farlo sentire unico oltre che a proprio agio, può bastare il solo dargli del tu .
  • Mostrare e dimostrare le funzionalità del prodotto. Il cliente dovrà avere la sensazione di averlo visto dal vivo, se non addirittura toccato con mano; la cosa migliore che si possa fare è utilizzare video, foto, audio, animazioni etc. per presentare il prodotto da tutti i punti di vista ed in tutte le condizioni d’uso.
  • Prevedere le eventuali osservazioni. Bisogna analizzare le landing page con occhio critico e prevedere tutte le eventuali obiezioni che potrebbe muovere il cliente; evitare che nasca in lui la benché minima ombra di dubbio.
  • Utilizzare una grafica pulita e leggibile. La scelta della dimensione e del tipo di font sono molto importanti, ricordare che la resa del monitor è molto diversa da quella della carta stampata; fare attenzione al contrasto dei colori: indipendentemente dai colori sociali, le landing page devono essere leggibili ed usabili
  • Mettere tutto a portata di mouse. Nel caso di pagine con diversi contenuti (audio, video, foto , testi, animazioni etc.) o suddivise in sezioni, fare in modo che in ogni schermata, a colpo d’occhio, l’utente possa trovare tutto ciò di cui ha bisogno; in particolare, nel caso di pagine che necessitino lo scroll, preoccuparsi che lo strumento di conversione sia presente almeno ogni scrollata e mezza
  • Fare molti test e monitorare i risultati. Testare le pagine e monitorarne il rendimento è indispensabile; più prove si fanno, maggiori saranno le possibilità di successo (a fronte di una corretta analisi).

Landing page: “dove” e “quando” ?

Quando utilizzare una landing page ? Io dico: - Sempre ! Più o meno !

Quando si parla di landing ci si riferisce troppo spesso alle pagine di atterraggio di una campagna PPC o DEM; credo che questo sia dovuto al fatto che tali pagine siano considerate obbligatorie in questo tipo di campagne: Direct e-Mail Marketing e Pay Per Click . Io dico che però si può lavorare molto anche lato SEO, ottimizzare lo snippet del posizionamento organico, ottimizzare il posizionamento per keyword molto di nicchia con landing page fatte ad hoc può portare accessi in target e ad alto tasso di conversione.

Spesso è possibile legare un determinato prodotto (o servizio) ad argomenti ed eventi molto sentiti in un determinato periodo; posizionare pagine ottimizzate con parole chiave attinenti comporta un alto tasso di conversione.

Questo è quello che vede dall’esterno una persona curiosa ed attenta. Come premesso, per fare web marketing  nel modo giusto è necessario conoscere le regole del maketing. Per questo motivo non sono sceso molto nel dettaglio, ma ho trattato l’argomento da un punto di vista strutturale: non sono un pubblicitario, nonostante sia affascianto da questo mondo.

AutoreFrancesco D’Aguanno.

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8 Commenti


  1. Commento di marco dal pozzo

    Fabio,
    dire che il Web Marketing non esiste significa, in effetti, anche negare la figura professionale del Web Marketer ;)

    Probabilmente e’ una questione filosofica ma ti posso aggiungere un’altra citazione di FraDeFra: “Il web marketing è semplicemente una scrivania dell’ufficio marketing e niente altro.”

    E devo dire che, a me personalmente, ha convinto!


  2. Commento di Fabio Dell'Orto

    Marco lascio rispondere all’autore…


  3. Commento di DAG

    Forse l’esempio che sto per fare è esasperato, ma potrebbe rendere l’idea (capita spesso di spiegarmi facendo paradossi):
    Affermare di essere web marketer senza essere marketer è come dire di essere rigorista, senza essere calciatore.

    Io credo al momento sia ancora facile improvvisarsi (”spacciarsi”, sia ben chiaro) web marketer: il terreno è ancora tutto da arare e si riesce a tracciare i propri solchi con la propria zappetta senza mai incrociare gli agricoltori di professione che sfrecciano su grandi trattori.

    Riguardo alla “figura professionale”, non sono proprio d’accordo; la figura professionale esiste ed è valida se il web marketing è visto come una specializzazione del marketing.

    Dipende molto (moltissimo) dalle situazione, ma promuovere un’azienda solo su internet è limitativo. I vecchi cari cartelloni stradali (brutti e obsoleti) fanno ancora discretamente il loro lavoro, come anche gli spot radiofonici e televisivi, la posta promozionale, la sponsorizzazione di eventi etc.
    Il bello della promozione su web è che costa “relativamente” meno: Mauro Lupi su “RAI utile” qualche settimana prima dello IAB disse che, in base ad alcune stime, uno spot all’interno di un MEGA-evento televisivo costerebbe (se fosse possibile) quanto l’acquisto di tutta la pubblicità italiana su internet per un giorno (più o meno, se non ho capito male).


  4. Commento di Aggregatore News sui Motori di Ricerca » Landing Page - cosa, perchè, dove, come e quando

    […] Qualche tempo fa ho letto sul blog di Marco Dal Pozzo un’affermazione, attribuita a FraDeFra , che a molti lettori potrebbe risultare pesante : il web marketing non esiste. Detta così potrebbe spiazzare, ma dopo averci riflettuto un po’ (forse neanche troppo) se ne capisce il vero senso; proverò ad essere meno … Per leggere tutto il post Originale vai su: Progetto-Seo Post a Comment […]


  5. Commento di Marco Dal Pozzo

    Francesco,
    perdonami ma avevo dato per scontato che il post fosse di Fabio :-/

    Ripeto che qui si sta facendo filosifia, un puro esercizio speculativo più o meno fine a se’ stesso :)

    Dire che il Web Marketing è un’invenzione e che, di conseguenza, lo è anche il Web Marketer come figura professionale sono convinto che non neghi nel modo più assoluto che ci siano specialisti che fanno Marketing sul Web :)

    Il tuo esempio mi piace (gioco ancora a Calcio!) ed in effetti mi fa riflettere su una cosa: dire che so giocare bene a pallone non significa che io sia bravo a tirare i rigori, i.e. dire che sono un markettaro non vuol dire che sia bravo a giocare “a Internet”…

    oddio sono entrato in un loop infinito…

    fradefra, urge un interrupt :D


  6. Commento di fradefra

    Ovviamente io volevo essere provocatore dicendo che il web marketing non esiste.

    Nell’articolo, infatti, si precisa che non esiste fine a sé stesso. Io sono un Responsabile Web Marketing, quindi mica mi nego!

    Però credo che il “web marketer” deve lavorare col “marketer” altrimenti è un isolato che potrà e farà ben poco. Deve avere la scrivania nell’ufficio marketing ed essere tutt’uno col resto del reparto, quasi fino a non avere una sua identità separata (ma la competenza sì, ovviamente).

    Questo intendevo :-)


  7. Commento di Frequenza di rimbalzo

    […] Sopra ho scritto che la frequenza di rimbalzo di un blog sarà sempre più alta di quella di un sito, questo effetto si ripete per svariate ragione anche con altri siti; i comparatori di prezzi sempre più conosciuti e presenti nei risultati dei motori di ricerca ( però Google lo sa ), schede prodotto di e-commerce sempre più utilizzate dai navigatori per leggere le caratteristiche di un prodotto e per acquistarlo offline successivamente ( però Google lo sa ), landing page esaustive dove c’è tutto quanto il navigatore cercava e quindi non c’è motivo per proseguire la navigazione ( però Google lo sa ). […]


  8. Commento di Salvatore naso

    Credo ci sia una bella differenza tra web marketer.
    Ciò è dovuto dall’enorme differenza che vi è tra i vari mezzi comunicativi (internet, televisione, riviste..).

    Il marketing tradizionale si basa sulla preparazione ottimale di campagne, che, una volta lanciate, dovranno attendere il ROI (non perfettamente quantificabile), per verificare la propria proficuità.

    Sul web si impiega sicuramente minor tempo per la preparazione delle campagne pubblicitarie, ed allo stesso tempo il ROI (questa volta quasi esatto) sarà quantificabile in tempo reale, in questo modo si potranno eseguire prontamente utili modifiche alle proprie strategie.

    Insomma, il marketer basa la maggior parte del proprio lavoro sulle analisi ex-ante ed ex-post; per il web marketer non è così, impiegherà la maggior parte del proprio tempo a fare il kamasutra con le analisi del traffico transitato, dei visitatori e così via..
    Io ci vedo una bella differenza.

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