Quasi il 50% delle ricerche sui motori viene fatto con 3 o 4 parole chiave
Scopro, grazie i-dome, di una recente statistica riguardante il numero di parole chiave utilizzate dai navigatori sui motori di ricerca realizzata da Onestat.
Ben il 53% di tutte le ricerche eseguite comprende più di due parole e analizzando con maggiore attenzione il grafico sottostante possiamo vedere che le ricerche composte da tre o quattro parole è in particolare quella più utilizzata con quasi il 50 % del totale.

Immagine I-Dome.com
Un dato davvero molto interessante e che non possiamo lasciar passare inosservato; condivido e trovo molto intelligenti anche le osservazioni aggiunte nell’articolo dall’autore; egli dice:
Frasi di ricerca con una alta numerosità di parole denotano un intento molto più specifico, un focus molto maggiore, che non ricerche condotte usando una sola parola per esempio. In termini pratici, chi effettua una ricerca per: “Canon stampante PIXMA MP970″ [frase di ricerca di 5 parole] molto probabilmente ha già ricercato vari modelli ed è giunto alla conclusione che la PIXMA MP970 è quello che fa per lui ed è quindi pronto per l’acquisto. Diverso il caso di chi usa un motore di ricerca per cercare: “stampanti fotografie” [frase di ricerca di 2 parole]. Qui l’intento sembra essere ancora quello della ricerca e della educazione personale.
A poche ore dalla pubblicazione dell’articolo soprastante, scopro una nuova ricerca realizzata questa volta da shinystay, su un campione di oltre 40 mila account del proprio network; anche in questo studio c’è una conferma del trend di ricerca annunciato nell’articolo di I-Dome.
Analisi delle chiavi di ricerca Shinystat.
Tags: webmarketing, keywords, parole chiave, motori di ricerca


23 Novembre 2007, ore 23:23
Sì, in effetti anch’io analizzando i log dei miei siti ho potuto verificarlo personalmente. Gli accessi provenienti dai motori per parole chiave combinate determinano un tasso di conversione sensibilmente più alto.
25 Novembre 2007, ore 18:19
[...] Il Time-To-Google (TTG) è l’equivalente informatico sul web del “time-to-market” (TTM) ed è un indicatore di performance rispetto al quale un contenuto qualsiasi è rintracciabile per le parole chiave che interessano sui motori di ricerca, esattamente come avviene per il prodotto che nel mercato reale è acquisibile (e riconosciuto tale) dal mercato. In particolare i siti web tradizionali hanno un TTG a volte infinito (non vengono affatto indicizzati per alcuna keyword), mentre quelli ormai obsoleti, hanno una indicizzazione per “contenuto” assolutamente priva di gestione dell’obiettivo. Il Time-to-Google risulta essere un indicatore adatto alle nuove tipologie di “promozione online”, in particolare ai blog aziendali. I blog in generale hanno un TTG abbastanza basso (addirittura ci sono blog che per loro “natura” vengono indicizzati in maniera quasi istantanea. Questo fatto è dato sicuramente dalla attività SEO che è intrinseca in alcune strutture di “gestione” di blog (come Workdpress, Blogger e altri) che fanno in in modo che i contenuti inseriti su questi sistemi siano rapidamente e facilmente recepiti dai motori di ricerca. Nel nostro caso, abbiamo riscontrato una capacità di raggiungere la prima pagina di Google in meno di 48 ore per keyword complesse, mentre per keywork semplici il lavoro è ancora agli esordi. Questo fatto è sicuramente dovuto alla scarsa popolarità del nostro business blog. Qualora dovesse crescere l’interesse anche l’indicizzazione per parole chiave “inflazionate” ne trarrà dei vantaggi. La conseguenza sarà un abbassamento del TTG anche per quelle keywords. Non sappiamo se qualcuno abbia già usato questo termine in precedenza, sicuramente è un ottimo coefficiente di amplificazione della redemption delle campagne SEO, in ogni caso, vista la nostra predilizione per il “motorone” di Brin e Page, abbiamo scelto il nome “Time To Google”. [...]
28 Novembre 2007, ore 16:23
Sì, però attenzione a non fare l’errore di ritenere che ciò significhi che bisogna lavorare solo su queste…
Il poco più che 40% di chiavi vale un patrimonio, molto molto molto. In molti settori, sono proprio quelle chiavi, quelle estremamente frazionate, a produrre conversioni.
Inoltre, la statistica a livello mondiale ha poco senso perché mette assieme paesi con livelli di cultura internet molto diversi.
Infatti, man mano che passano gli anni, in ogni paese si nota un sempre maggiore frazionamento delle chiavi per settore. Cosa naturale, se pensiamo che sempre nuove teste si aggiungono alla piccola quantità di navigatori. Ricordo infatti che se anche tutti i navigatori del mondo fossero un miliardo, ne restano il 600% ancora mancanti…