Rel Nofollow SEO
Sul forum TPU c’è un nuovo interessante thread dal titolo: Rel nofollow effetti sul posizionamento sui motori di ricerca di un sito; sto partecipando attivamente alla discussione e ne traggo spunto per scrivere il post di oggi.
La funzione dell’attributo nofollow a mio avviso è molto semplice, come ho scritto sul forum TPU, nofollow deve essere utilizzato quando per una qualunque ragionevole situazione si deve linkare una pagina non direttamente correlata agli obiettivi del nostro sito; il più classico e più di moda fra gli esempi possibili riguarda i paid links ( links a pagamento ), che in questi giorni hanno causato parecchio scompiglio nel mondo SEO.

Nel centro assistenza webmaster del motorone californiano tra le tante informazioni troviamo questo paragrafo più che sufficiente per mettere fine ad ogni discussione e in grado di fare velocemente chiarezza.
Non tutti i link a pagamento vìolano le nostre istruzioni. I link a pagamento non sono un problema, a condizione che siano identificati come tali e che siano pertinenti e validi per i tuoi utenti. Inoltre, puoi aggiungere l’attributo rel=”nofollow” al tag href. Ciò consente di acquistare link in tutta sicurezza, in quanto è un metodo per specificare in formato leggibile da un computer che il motore di ricerca può escludere tali link al momento del calcolo della reputazione del sito.
A mio avviso è molto probabile che il concetto di base dello stesso attributo può essere utilizzato quando si rende necessario linkare una risorsa a cui non si desidera trasmettere pagerank oppure qualunque altra caratteristica.
Seppur rel nofollow dovrebbe essere uno standard utilizzato da tutti i motori di ricerca, non tutti lo usano nello stesso modo; Yahoo quando individua un link con l’attributo rel nofollow lo mette a disposizione dei suoi algoritmi. Tuttavia, se l’attributo “no follow” è presente, significa che la pagina d’origine non attribuirà alcun valore alla pagina di destinazione; Ask dichiara di non averlo mai supportato ufficialmente, potete trovare tutte le informazioni necessarie in questo articolo, liberamente tradotto da Simone Carletti da un articolo di Loren Baker pubblicato sul Search Engine Journal.
Technorati Tag: SEO, rel nofollow, motori di ricerca


6 Novembre 2007, ore 17:09
Fabio, mi rifaccio a questa frase:
“I link a pagamento non sono un problema, a condizione che siano identificati come tali e che siano pertinenti e validi per i tuoi utenti.”
Ebbene, ho scovato dei link “nascosti”, messi in una frase scombinata concettualmente: soltanto uno scemo non avrebbe capito che quelli erano link venduti.
In quel caso specifico, che se vuoi ti dirò in privato, i link non erano assolutamente identificati come tali e soprattutto non erano né pertinenti né validi per gli utenti di quel sito.
Il PR di quel sito è stato abbassato.
6 Novembre 2007, ore 17:12
Interessante Daniele…
6 Novembre 2007, ore 18:17
Credo di aver capito a cosa si riferisce Daniele, in effetti la pertinenza in quel caso (se ho capito bene) non c’è ne con gli argomenti del sito ne nel contesto della frase stessa.
Riguardo alla discussione alla quale Fabio si riferisce, la trovo molto interessante e spero che darà il via ad un test, anche se Google mi pare molto chiaro in proposito e dice chiaramente che i link debbano essere riconoscibili e pertinenti per gli utenti.
6 Novembre 2007, ore 19:50
in effetti quella tua citazione di Google mi “rassicura”. “I link a pagamento non sono un problema, a condizione che siano identificati come tali e che siano pertinenti e validi per i tuoi utenti”, quindi comunque devono essere pertinenti affinchè “non siano un problema” e quindi a mio avviso il motore li considera link a tutti gli effetti nel computo del calcolo del posizionamento del linkante e li esclude totalmente dal linkato.
6 Novembre 2007, ore 20:26
Micky a patto però che ci sia l’attributo rel nofollow è molto sottile il filo conduttore del ragionamento.
7 Novembre 2007, ore 10:24
il nofollow utilizziamolo tutte le volte che non vogliamo che il mdr si colleghi direttamente a quella pagina… immaginate di essere alla guida della vostra auto (spider) ed ad un certo punto lungo la strada (il sito web) c’è un inrocio segnalato da un cartello (link normale senza nofollow)… voi sapete che quella strada porta in quella determinata destinazione… immaginate di andare ancora avanti e trovare un’altro incrocio senza alcuna segnalazione… voi non saprete mai dove porta e quindi quale città collega…
l’esempio è un po stupido ma forse così si riesce a capire quando mettere i segnali stradali e no…
7 Novembre 2007, ore 14:59
@Mattia

ma lo spider, algoritmicamente parlando, il nofollow non se lo fila.
se vuole seguire o meno il link, lo farà, nofollow a parte.
come dice fabio, si tratta di identificare quei documenti, fuori progetto, ai quali non si vuole passare pagerank, trustrank e tutto quello che ci corre dietro.
l’obiettivo è quello di far scorrere “il fiume del trustrank” sono tra i documenti che, effettivamente, siano a tema.
7 Novembre 2007, ore 15:19
@ Marco
si marco, dall’esempio, effettivamente non s’è capito quello che volevo dire… lui comunque la strada la vede, solo che se NON è indicato il nofollow lui prosegue, considerando quella determinata pagina di destinazione come collegata, altrimenti (con il nofollow) la serpara (da un punto di vista logico, non fisico) dalla pagina linkante…
ovvio è che google, come tutti gli altri mdr, vive di link e non sarà un no follow o un’altra cosa che gli impedirà di prendere quel link = nuovo lavoro da fare…
26 Gennaio 2008, ore 10:20
[...] L’attributo nofollow, come ho scritto in questo post dal titolo Rel nofollow SEO, deve essere utilizzato quando per una qualunque ragionevole situazione si deve linkare una pagina non direttamente correlata con gli obiettivi del nostro sito, farla breve questo attributo è una sorta di “depuratore”. [...]
6 Maggio 2009, ore 12:54
Avessi letto prima queste dritte avrei risolto un po di problemini… acc…