Pagerank in discesa - pagerank in salita

Archiviato in Posizionamento su Google il 29-Ott-2007 da Fabio Dell'Orto | Tag: |

La rete è in subbuglio. Dopo mesi di inattività, Google ha messo mano al PageRank; lo ha fatto senza dare il minimo preavviso e soprattutto senza guardare in faccia nessuno! Neanche i siti più autorevoli. Ecco alcuni esempi del crazy PageRank:

Questa estate RobinGood aveva fatto parlare di se per la presunta penalizzazione di Master New Media. Se ne sono dette tante: errori nella sitemap, errori del del server, riassetto della regione geografica di appartenenza, vendita di link testuali etc.

Goolle Pagerank

Non ho mai creduto che la temporanea sparizione dalla SERP di Master New Media fosse dovuta una penalizzazione per vendita di link: la prontezza con la quale RobinGood li ha fatti sparire dalle pagine del proprio sito, non è stato null’altro che un’ammissione delle proprie (inesistenti) colpe. Sono invece molto d’accordo con Stefano Celso e la sua ipotesi di aggiornamento di ranking del sito web in essere.

Ho fatto questa premessa per dare un’idea dell’isteria che affligge chiunque si trovi a d aver a che fare con Google; basta uno starnuto di Matt Cutts per far tremare anche i SEO più impavidi.

Google è una società che fa marketing, non è un search engine: non lo è più (forse non lo è mai stato). Qualche anno fa il motore di ricerca era il fine, ora è il mezzo: è il mezzo per vendere pubblicità.

L’impegno mostrato da Larry Page e Sergey Brin nella pertinenza, nel numero e nell’affidabilità dei risultati, non è di certo dovuto alla magnanimità dei due ragazzetti americani. L’attendibilità e la grande quantità di risultati comporta un aumento dei fruitori, l’aumento dei fruitori comporta un aumento di introiti pubblicitari.

Nel corso degli anni, si è fatta attività molta SEO, utilizzando tecniche black hat, white hat o (citando il buon vecchio Kerouac3001) gray hat.

Purtroppo anche il SEO con il cappello più bianco del mondo si è trovato, o si troverà, almeno una volta nella vita a dover far scalare le classifiche ad un sito che stenta a decollare e spingendosi al limite, delle linee guida dei motori di ricerca.

Grazie ai molti test effettuati si è capito come far salire la barretta verde. In molti hanno cercato di far aumentare il proprio PageRank, e la maggior parte di loro c’è riuscita. Una volta ottenuto un PR adeguato alle proprie necessità, il loro sito è diventato fonte di guadagno; fonte di guadagno strettamente dipendente dalla considerazione della quale godeva il sito da parte di Google. In poche parole il loro guadagno era un prodotto degli algoritmi di Google.

A causa dei limiti del motore di ricerca o grazie alle intuizioni di SEO geniali, ci si è trovati di fronte a siti piuttosto scarsi, ma con elevato PageRank.

Credo di non essere stato l’unico a notare questa cosa: credo che Larry e Sergey lo abbiano fatto prima di me. Correre ai ripari non deve essere stato molto facile per loro e deve aver richiesto molto tempo; è stato necessario mettere mano agli algoritmi per il calcolo del PageRank e riclassificare il valore dei siti indicizzati. Dopo un lungo periodo, in cui la barretta è sembrata quasi congelata, Google ha deciso di dare una scossa al World Wide Web aggiornando il PageRank.

Non ci sia stata alcuna penalizzazione o punizione. Google si è limitato a ricalcolare il valore dei siti indicizzati (chissà in base a quali parametri). Non venitemi a parlare di link paid ed altre amenità del genere.

Secondo voi un sito come StatCounter meritava PageRank 10 ? No ? Ah beh, quindi il passaggio da 10 a 6 non è dovuto alla vendita di link, ma alla riassegnazione del valore più consono! Sono dell’idea che il suo ex PR (equivalente a quello di Google, Adobe e W3C) fosse dovuto all’immensità di backlink guadagnati dai siti contenenti lo script di tracciamento. Google non l’ha penalizzato, ha solamente calcolato e riassegnato il giusto valore a StatCounter; lo stesso vale per Master New Media (con tutto il rispetto, PR7 mi sembrava un po’ troppo), John Chow, Sw4n etc.

Io credo che il nuovo algoritmo di Google (o l’aggiornamento del precedente) tenga conto di un uso borderline dei seguenti fattori:

  • Attività di trasferimento PageRank. Infatti link con attributo nofollow, con redirect lato server o navigazione Javascript non vengono considerati
  • Attività di trasferimento TrustRank. Usare siti trust e ad elevato PageRank per spingere progetti un po’ fuori tema

Più in generale possiamo dire che Google tende a svalorizzare tutto cio che rischia di far perdere qualità nei risultati.

La cosa bella delle attività SEO è che si vive e si guadagna su mere supposizioni; questa è la mia idea, siete liberi di smentirmi.

[ Autore = Francesco D'Aguanno ]

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2 risposte a “Pagerank in discesa - pagerank in salita”

  1. stefano ha scritto:

    Beh su questa tua teoria Francesco sono d’accordo forse come dici tu non è altro che un altro metodo per rivalutare il pr. Vedremo cosa succederà in seguito, complimenti

  2. giovanni ha scritto:

    Sono titolare di due siti: uno è ospitato in uno spazio free e l’altro in un tradizionale dominio registrato.
    Il sito nello spazio free è in rete dal 2001 mentre l’altro è stato lanciato in data 16 luglio 2007.
    Quest’ultimo è la continuazione di quello tuttora ospitato nello spazio free, che non è stato più aggiornato dal Gennaio 2007.
    Sto purtroppo rilevando che il sito in rete dal 16 luglio 2007 ha dei posizionamenti, negli indici di Google, di molto inferiori a quelli del sito non più aggiornato. Su alcuni argomenti è totalmente inesistente.
    Cioè io mi sbatto per migliorare il tutto, per incrementare le informazioni, per aggiungere immagini e situazioni interessanti e risulta sempre migliore il sito, tra i miei due, che io sono a conoscenza essere sicuramente inferiore.
    Non ci vedo chiaro: c’è sicuramente qualcosa che non va!
    Saluti.

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