Comunicati Stampa e Article Marketing il problema e’ chi li scrive
Mentre continuano ad aggiungersi delle repliche ai due thread che ho lanciato su Seonida e TPU, relativamente alla recente svalutazione subita dai siti italiani che si occupano di comunicati stampa e article marketing ad opera di Google; voglio scrivere le prime impressioni che ho avuto dopo aver deciso di dare un giro di vite alla moderazione del sito writechannel.com di cui mi occupo personalmente della moderazione.

Immagine di Cantarelli.it
E’ giusto sottolineare che le nuove regole sono entrate in vigore solo venerdì 16 novembre 2007, però le prime sensazioni che ho avuto sono di assoluto disinteresse verso il nuovo regolamento da parte di chi scrive i CS; statistiche alla mano, sia la guida quanto il nuovo regolamento sono tra le pagine meno visitate.
Non so se per mancanza di tempo oppure per scarsa volontà, però gli utenti non sembrano affatto interessati a documentarsi; la guida è liberamente ispirata dal manuale del corso di scrittura ottimizzata di YOYO FORMAZIONE ROTOLANTE scritto da Francesco De Francesco che è tra i più autorevoli esperti in Italia.
Continuo a ricevere article marketing in un sito che invece è sorto come circuito di divulgazione di comunicati stampa, ma soprattutto mi rendo conto che la stragrande maggioranza degli articoli che vengono inseriti hanno come fine ultimo solamente i links, negli ultimi 4 giorni ne ho eliminati veramente tanti e ho dovuto profilare con l’attributo nofollow buona parte di quelli pubblicati.
Probabilmente il fatto di consentire l’inserimento di 4 links è un incentivo per continuare a farlo e per questa ragione sto pensando seriamente di ridurre il loro numero a due di cui uno quello in coda al CS, come mi è stato suggerito da Michele Capitani.
A queste condizioni è condivisibile la presa di posizione di Google, scrivere senza offrire valore aggiunto o peggio ancora senza alcuna forma di rispetto delle principali regole della comunicazione, con il solo preciso intendo di aumentare la link popularity delle pagine dei siti di destinazione degli articoli non è altro che un modo grey hat SEO per inficiare l’algoritmo di Google.





